Intervista a Simona LEANZA

Intervista alla maestra Simona LEANZA

La SIGA, Squadra Itinerante dei Giornalisti dell’Apesi, ha incontrato quest’oggi Simona Leanza, docente alla CSI di Lione.

SIGA: Di dove è originaria Simona?

Simona Leanza: Io sono nata in Sicilia, in quel di Catania, ma ho trascorso la mia infanzia ad Enna, una provincia ad una certa altitudine sul livello del mare. La mia è stata un’infanzia calma, serena…mi rivedo ancora libera di giocare un po’ ovunque, e ricordo una bambina che si divertiva nella neve, la quale, non tutti sanno, può cadere abbondantemente nell’entroterra siciliano.

Quand’ero piccola ho gioito di questa libertà quasi infinita, libertà di giocare e farsi piacere spensieratamente, che ho poi ritrovato molti anni dopo nei bambini africani.

SIGA: Che cosa ci racconta dei suoi studi?

S.L.: Ho frequentato il Liceo Scientifico per quattro anni, e in ultimo ho deviato verso un Diploma Magistrale.

All’epoca un professore mi consigliò dare l’esame fuori regione, e tra varie vicissitudini finii per vincere il concorso di Cuneo. Fu così che nel lontano 1991 presi servizio in una scuola elementare di Alba. E mi pare ancora di sentire l’odore delle nocciole tostate che ogni mattina s’intrufolava nei corridoi della scuola. Alba è la patria della Nutella; quante volte i miei scolari hanno volto lo sguardo verso il cielo, richiamati dal vibrante rumore dell’elicottero del signor Ferrero che, puntualmente, si recava a lavoro nelle vicinanze. Ma Alba è anche il Piemonte, il tartufo, le colline, la natura che ti tende la mano e che non te la lascia più.

Rimasi per una quindicina di anni, poi partii per Manchester nel 2004, ma essere in balìa dei corsi linguistici non mi allettava, mollai tutto e me ne tornai in Italia. M’iscrissi all’Università di Torino, Facoltà di Scienze della Formazione, poi dovetti rientrare a Catania ma ripartii per Cuneo nel 2008.

SIGA: (vorrei continuare a fare domande all’insegnante, ma il fiume scorre davanti a me: non c’è niente da fare, la corrente è troppo forte, impossibile intromettersi)

E fu in quegli anni che cominciai ad interessarmi per davvero ad una “dimensione internazionale”: cominciai ad insegnare Inglese in tre scuole elementari, e per curare la dizione anglica, e feci un viaggio in Scozia. Fu lì che feci la conoscenza di un’insegnante meravigliosa, Miss Devlin, che mi aprì la mente e il cuore trasmettendomi la cultura anglosassone con vivacità, entusiasmo infaticabile e persino affetto.

La miccia era accesa: la mia voglia di partire e di conoscere l’altrove esplose rapidamente e nel 2009 raggiunsi il Corno d’Africa: fui nominata ad Asmara, in Eritrea. Ci rimasi per 5 anni.

SIGA: (Simona Leanza sembra partita di nuovo, perché non parla più ma nei suoi occhi leggo immagini lontane, parole che non capisco, e la vedo abbozzare un sorriso di complicità con dei ricordi che per me sono estranei…)

S.L. …E poi sono tornata in Europa, uno spazio diametralmente opposto alla povertà con la quale avevo vissuto per gli ultimi anni.

E quest’anno in vacanza ho rivisto i miei alunni della scuola Buonarroti di Asmara, quei bambini semplici che per 5 anni ho visto crescere nelle aule infuocate da un sole senza pietà.  

SIGA: Ma la CSI in tutto questo?

S.L. …La CSI l’ho vista per mesi come “quella” che mi aveva rubato all’Africa (cattiva cattiva) … La CSI, questa scuola dai mille progetti, questa scuola che ti chiede tanto, fatica, impegno, adattamento, un fisico da Wonder woman per essere sempre “pedagogicamente in forma” …. È stato un patema arrivare qui e rendersi conto a che paesaggio dovevo conformarmi, ma adesso sono fiduciosa, la miccia si sta riaccendendo.

SIGA: Che cos’è Lione per la nostra maestra Leanza?

S.L. Lione è quella fila ininterrotta di pullman rigurgitanti turisti che ogni mattina pullulano sui marciapiedi dell’hotel nel quartiere che attraverso per recarmi a scuola. Lione è il sogno di molti, graziosa e vivibile, verde e giovane, Lione sta diventando “grande”, in tutti i sensi del termine!

SIGA: Maestra, tre parole per descrivere gli alunni della sezione italiana?

S.L.: Esigenti, veloci, competitivi. Quando dico «veloci» voglio dire «al passo coi tempi», ma non solo …li vedo fluttuare da una lingua all’altra, passare da un orizzonte ad un altro senza esitazione. Questi bambini, grandi viaggiatori, mi confessano che ogni volta che partono si rendono conto di non sentire la mancanza di Lione. Questa città è un porto di accoglienza, ma questi ragazzi sono fatti per visitare, conoscere, incontrare: molti di loro sono nati per sciogliere gli ormeggi e prendere il largo. Questa sarà la loro vita. E questa ho scelto che sia la mia.

Nell’aula accaldata della sezione ci siamo noi, sedute a riflettere…

Ora è tutto chiaro: il viaggio, la ricerca, la sfida e anche il rischio.

Grazie maestra: adesso abbiamo veramente fatto la sua conoscenza.